Mindfulness e Sessualità: I Benefici Scientifici

di Mauro Toffetti | Psicologo | Istruttore di Mindfulness | Studioso di scienze contemplative applicate


Cosa ci dice davvero la ricerca e come applicarla nel percorso terapeutico. Negli ultimi anni la mindfulness ha guadagnato uno spazio sempre piu’ rilevante nel campo della psicologia clinica e della terapia di coppia. Non si tratta di una moda passeggera, ma di un’evoluzione profonda nel modo in cui comprendiamo il funzionamento sessuale e la qualita’ dell’esperienza erotica. La domanda che si pone chi lavora in questo campo, e che si pone chiunque attraversi una difficolta’ nella propria vita sessuale o di coppia, e’ semplice ma non banale. La mindfulness funziona davvero? E se funziona, come?

Questo articolo nasce da una sintesi recente della letteratura scientifica, basata su decine studi tra trial randomizzati controllati, studi longitudinali, studi quasi-sperimentali e meta-analisi, e vuole tradurre questi risultati in un linguaggio accessibile senza sacrificarne il rigore. L’obiettivo e’ mettere in luce cio’ che oggi possiamo affermare con ragionevole fiducia, riconoscere onestamente i limiti di cio’ che sappiamo, e tracciare le implicazioni pratiche per il lavoro clinico con le coppie.

Come psicologo, istruttore MBSR e MBCT e studioso di scienze contemplative applicate, integro la pratica mindfulness nel lavoro con individui e coppie. Quello che la ricerca sta confermando corrisponde a qualcosa che osservo ogni giorno. La qualita’ dell’esperienza sessuale non dipende principalmente da quanto il corpo ‘funziona’, ma da come la mente abita quella esperienza. Ed e’ proprio qui che la mindfulness ha qualcosa di unico da offrire.

Un cambio di paradigma: dal corpo alla presenza

Per decenni la ricerca sulla sessualita’ ha prevalentemente guardato al funzionamento fisiologico, all’eccitazione genitale, alla frequenza e alla prestazione. Questo approccio ha prodotto conoscenze preziose, ma ha lasciato in ombra una dimensione fondamentale. Molte delle difficolta’ sessuali che le coppie rappresentano, non sono primariamente fisiche. Sono cognitive, emotive, relazionali.

Uno dei concetti piu’ rilevanti per comprendere questo punto e’ quello di spectatoring, un termine introdotto da Masters e Johnson per descrivere la tendenza a osservare e valutare la propria performance durante l’attivita’ sessuale invece di viverla dall’interno. Chi sperimenta lo spectatoring e’ al tempo stesso protagonista e spettatore critico di cio’ che accade, e questo sdoppiamento cognitivo ha conseguenze dirette sull’esperienza. Aumenta l’ansia da prestazione, riduce il piacere, disconnette dalla sensazione corporea.

La mindfulness interviene esattamente su questo meccanismo. Allenando la capacita’ di portare attenzione al momento presente con un atteggiamento non giudicante, riduce la tendenza all’automonitoraggio critico e favorisce una maggiore immersione nell’esperienza. Un dato significativo in questo senso viene dallo studio di Newcombe e Weaver (2016), che ha esaminato 355 donne adulte in relazione e ha trovato che la riduzione della distrazione cognitiva media la relazione tra mindfulness disposizionale e soddisfazione sessuale. In altre parole, la mindfulness migliora la soddisfazione sessuale almeno in parte perche’ riduce la tendenza della mente a uscire dall’esperienza per valutarla. Questo spostamento di prospettiva, dal funzionamento alla presenza, e’ il cuore del cambio di paradigma che la mindfulness porta nella sessuologia clinica.

I benefici documentati: cosa emerge dalla ricerca

La letteratura disponibile, pur con una variabilita’ metodologica significativa tra studi, converge su alcuni benefici sufficientemente robusti da meritare attenzione clinica. Li esamino uno per uno, con il rigore che la ricerca richiede e la franchezza che il lettore merita.

Miglioramento della soddisfazione sessuale

Diversi studi riportano un aumento della soddisfazione sessuale in seguito a interventi mindfulness-based, in particolare nelle coppie in cui la difficolta’ sessuale e’ legata a dinamiche relazionali, stress o ansia. Un trial randomizzato controllato condotto su 100 coppie nigeriane ha evidenziato un miglioramento significativo della soddisfazione sessuale, con un effetto di dimensione media (beta = 0.35, p = 0.004), dopo un intervento di otto settimane basato sulla Mindfulness-Based Cognitive Therapy, la MBCT (Ayena & Olawoyin, 2026).

Studi quasi-sperimentali riportano effetti ancora piu’ ampi. Ahmadzadeh e colleghi (2025) hanno trovato miglioramenti nell’autoefficacia sessuale (eta parziale al quadrato = 0.736) e nella qualita’ della vita sessuale (eta parziale al quadrato = 0.845) in coppie con disfunzione sessuale che avevano seguito un programma di terapia sessuale mindfulness-based. Questi sono effetti molto grandi dal punto di vista statistico, anche se, come veddremo, richiedono una lettura cauta.

E’ importante precisare che i benefici sembrano piu’ robusti e consistenti quando la difficolta’ sessuale non ha una causa organica primaria ma e’ radicata in processi relazionali, emotivi o cognitivi. Quando invece la disfunzione ha un substrato medico significativo, come nel caso degli studi condotti su sopravvissuti al cancro alla prostata, i risultati sono piu’ misti (Rullo et al., 2021; Kemerer et al., 2023).

Riduzione del distress sessuale

Uno dei risultati piu’ solidi e replicabili della letteratura riguarda la riduzione del disagio legato alla sessualita’. E’ un dato che merita attenzione perche’ tocca una dimensione spesso trascurata ma clinicamente cruciale. Non sempre la difficolta’ sessuale si manifesta come assenza di piacere. Spesso si manifesta come presenza di sofferenza, vergogna, ansia anticipatoria, senso di fallimento.

Lo studio di Kemerer e colleghi (2023), un trial randomizzato che ha confrontato mindfulness e terapia cognitivo-comportamentale in coppie dopo il cancro alla prostata, ha trovato che la riduzione del distress sessuale si manteneva significativa a sei mesi di follow-up, mentre gli effetti sulla soddisfazione sessuale si attenuavano nel tempo. Questo e’ un risultato importante. Suggerisce che la mindfulness puo’ non ‘migliorare la performance’, ma cambia profondamente il modo in cui l’esperienza viene vissuta, riducendo il peso emotivo che l’accompagna. E questo, dal punto di vista clinico, e’ tutt’altro che secondario.

La meta-analisi di Stephenson e Kerth (2017), che ha sintetizzato i risultati di 11 trial sull’efficacia della mindfulness-based therapy per la disfunzione sessuale femminile, ha confermato effetti moderati sul benessere sessuale soggettivo, con alcune evidenze di mantenimento dei benefici nel tempo.

Consapevolezza corporea e riconnessione con il piacere

Un terzo meccanismo documentato dalla ricerca e’ l’aumento della consapevolezza interocettiva, ossia la capacita’ di percepire e interpretare le sensazioni corporee dall’interno. Nella sessualita’, questo si traduce in una maggiore capacita’ di sentire cio’ che il corpo prova, non solo di osservarlo o valutarlo dall’esterno.

Lo studio di Brotto, Seal e Rellini (2012) e’ particolarmente rilevante su questo punto. In un campione di donne con difficolta’ sessuali e storia di abuso sessuale infantile, la terapia mindfulness-based ha aumentato significativamente la concordanza tra eccitazione fisiologica e percezione soggettiva dell’eccitazione, un dato che la terapia cognitivo-comportamentale non aveva prodotto con la stessa efficacia. In altre parole, il corpo e l’esperienza soggettiva hanno ricominciato a ‘parlarsi’. Questo e’ particolarmente rilevante in tutte le condizioni, incluse quelle legate al trauma, in cui il corpo viene vissuto come distante, bloccato o non affidabile.

Dal punto di vista delle scienze contemplative, questa riconnessione non e’ sorprendente. Le tradizioni meditative descrivono da secoli come la pratica dell’attenzione sostenuta al corpo modifichi progressivamente il rapporto con l’esperienza sensoriale, rendendola piu’ viva, piu’ presente, meno mediata dal filtro concettuale. La ricerca moderna sta iniziando a misurare questo processo con strumenti scientifici.

Regolazione emotiva e qualita’ della relazione

Tra tutti i meccanismi documentati dalla ricerca, quello della regolazione emotiva mostra la base empirica piu’ consistente. Piu’ studi, con disegni diversi e popolazioni diverse, convergono nell’indicare che gli interventi mindfulness-based migliorano la capacita’ di riconoscere, tollerare e modulare le emozioni difficili, con effetti diretti sulla qualita’ della relazione di coppia.

Ismaeilzadeh e Akbari (2019) hanno trovato che un intervento MBCT in donne con conflitti coniugali ha aumentato l’autoefficacia sessuale e la soddisfazione coniugale, con effetti stabili al follow-up. Ahmadzadeh e colleghi (2025) descrivono la riduzione dell’ansia e il miglioramento della comunicazione come meccanismi centrali del cambiamento. In questo senso, la mindfulness sembra agire meno come tecnica ‘sessuale’ in senso stretto e piu’ come competenza relazionale profonda, che trasforma il modo in cui i partner si regolano reciprocamente in presenza di attivazione emotiva.

Questo dato ha implicazioni dirette per il lavoro clinico con le coppie. La mindfulness non e’ solo qualcosa che si fa individualmente prima o dopo le sessioni di terapia. E’ una pratica che modifica le condizioni di base dell’incontro tra due persone, riducendo la reattivita’, aumentando la presenza, aprendo spazio per una comunicazione piu’ autentica.

La dimensione diadica: praticare insieme fa differenza?

Una delle domande piu’ affascinanti che emerge dalla ricerca riguarda la dimensione diadica della mindfulness. Praticare la mindfulness insieme, come coppia, produce effetti diversi rispetto alla pratica individuale?

La risposta onesta e’ che non lo sappiamo ancora con certezza. Nessuno studio ha confrontato direttamente pratica individuale e pratica condivisa in coppie, il che rappresenta una lacuna metodologica rilevante. Alcuni dati, tuttavia, offrono indicazioni interessanti.

Lo studio diary di Jarvis, Huberman e Rosen (2025), condotto su 141 coppie con misurazioni quotidiane per ridurre i bias retrospettivi, ha trovato che la mindfulness sessuale disposizionale prediceva il proprio funzionamento sessuale giornaliero ma non quello del partner. Questo suggerisce che i benefici operino prima di tutto a livello individuale, influenzando la relazione in modo indiretto attraverso il miglioramento della propria regolazione emotiva e della propria presenza.

Tuttavia, altri studi mostrano miglioramenti nei processi relazionali condivisi. L’intervento MBCT di Ayena e Olawoyin (2026) ha prodotto miglioramenti sia nella soddisfazione sessuale che nell’intimita’ relazionale, con meccanismi proposti che includono una maggiore intimita’ emotiva, una comunicazione piu’ efficace e una migliore gestione dei conflitti. Lin e colleghi (2019), in un trial multicentrico su 660 partecipanti, hanno trovato miglioramenti nell’intimita’ in entrambi i gruppi di trattamento, con effetti maggiori quando il personale sanitario era coinvolto nel percorso.

L’interpretazione piu’ coerente con l’insieme dei dati disponibili e’ questa. La mindfulness agisce prima di tutto sull’individuo, modificando la qualita’ della sua presenza e della sua regolazione emotiva. Questo cambiamento individuale si propaga poi nella relazione in modo indiretto, migliorando la qualita’ degli scambi, riducendo la reattivita’ reciproca, aprendo spazio per una connessione piu’ autentica. Non si tratta di una ‘trasmissione’ diretta di stati mindful tra i partner, ma di un effetto sistemico che emerge dal cambiamento del singolo.

Questo non significa che praticare insieme non abbia valore. L’esperienza clinica suggerisce il contrario. Ma e’ un ambito che la ricerca dovra’ esplorare con disegni piu’ sofisticati.

Dal controllo al piacere: il meccanismo centrale

Uno dei contributi teorici piu’ rilevanti che il modello di terapia sessuale e di coppia integrata porta a questo tema, riguarda la distinzione tra orientamento alla performance e orientamento al piacere. E’ una distinzione che, nel lavoro clinico, cambia tutto.

L’orientamento alla performance e’ quello stato mentale in cui la mente entra nell’esperienza sessuale come se fosse una prova da superare. Ci si valuta, ci si confronta, si anticipa, si controlla l’esito. Questo orientamento attiva il sistema nervoso di allerta, inibisce la risposta erotica spontanea e trasforma cio’ che potrebbe essere un’esperienza di piacere in una fonte di ansia.

La mindfulness offre la via opposta. Non si tratta di ‘fare meglio’, ma di ‘essere piu’ presenti’. Non di ottenere qualcosa, ma di creare le condizioni perche’ qualcosa possa emergere. Dal punto di vista neurobiologico, la deattivazione del sistema di minaccia, che la pratica mindfulness favorisce riducendo la reattivita’ dell’amigdala e potenziando la corteccia prefrontale mediale, e’ esattamente la condizione necessaria perche’ la risposta erotica possa svolgersi liberamente.

Paradossalmente, la ricerca empirica non ha ancora testato direttamente questo meccanismo con misure specifiche e analisi di mediazione. Nessuno studio ha incluso scale formali che differenzino orientamento alla performance e orientamento al piacere come variabile misurata (Falzia & Romeo, 2025). Questo e’ uno dei principali limiti della letteratura attuale, e allo stesso tempo una delle direzioni piu’ promettenti per la ricerca futura.

Cio’ che la ricerca mostra indirettamente e’ tuttavia coerente con questa ipotesi. La riduzione dell’ansia da prestazione e’ citata come meccanismo proposto in piu’ studi (Ayena & Olawoyin, 2026; Ahmadzadeh et al., 2025; Ahmadzadeh et al., 2025a). Brotto e colleghi (2012) mostrano un aumento della concordanza tra eccitazione fisiologica e soggettiva, che suggerisce un maggiore abbandono al piacere corporeo. Kleinplatz e colleghi (2017) e Goldmeier (2018) descrivono interventi orientati a ‘essere pienamente incarnati durante il sesso, con miglioramenti significativi nella soddisfazione (p < 0.001).

Il puzzle teorico e’ coerente. La base empirica diretta deve ancora essere costruita. Ma la direzione e’ chiara.

I limiti della ricerca: uno sguardo onesto

La rigorosita’ scientifica richiede di non fermarsi ai risultati positivi. La letteratura su mindfulness e sessualita’ presenta limiti metodologici significativi che e’ importante conoscere, non per sminuire il valore di cio’ che sappiamo, ma per sapere cosa possiamo affermare con fiducia e cosa invece richiede cautela.

Il limite principale riguarda la consistenza dei risultati nei trial piu’ rigorosi. Il trial randomizzato piu’ metodologicamente solido tra quelli esaminati, quello di Rullo e colleghi (2021) su 60 coppie con un intervento online di mindfulness, non ha trovato differenze significative tra gruppo intervento e gruppo controllo nel funzionamento sessuale (p = 0.13). Questo dato, spesso trascurato nella letteratura divulgativa, invita a una lettura critica degli effetti piu’ ampi riportati da studi con disegni meno rigorosi.

Gli studi quasi-sperimentali, che riportano sistematicamente gli effetti piu’ grandi, hanno limitazioni importanti nella capacita’ di escludere spiegazioni alternative come il placebo, l’effetto aspettativa o fattori terapeutici non specifici. La meta-analisi di Stephenson e Kerth (2017) ha rilevato una potenziale distorsione da pubblicazione per alcuni outcome, il che suggerisce che gli studi con risultati nulli potrebbero essere sottorappresentati nella letteratura.

Altri limiti rilevanti includono i campioni spesso piccoli o specifici, la prevalenza di misure self-report soggette a bias di desiderabilita’ sociale, la scarsa analisi formale dei meccanismi psicologici attraverso analisi di mediazione, e la variabilita’ nella durata e nel contenuto degli interventi, che rende difficile stabilire quale ‘dose’ di mindfulness sia necessaria e per quale tipo di difficolta’.

Un dato longitudinale da tenere presente e’ che gli effetti sulla soddisfazione sessuale tendono ad attenuarsi nel tempo, mentre quelli sul distress mostrano una maggiore stabilita’ (Kemerer et al., 2023). Questo invita a considerare la mindfulness non come una soluzione rapida, ma come una pratica che modifica progressivamente il modo di stare nell’esperienza, con un orizzonte temporale piu’ lungo di quanto spesso si immagini.

Mindfulness nella terapia di coppia integrata: un modello applicativo

Come si traduce tutto questo nel lavoro clinico concreto con le coppie? Nel percorso di terapia sessuale e di coppia integrata che propongo, la mindfulness non e’ un’aggiunta esterna al trattamento ma il filo conduttore che attraversa l’intero programma, cambiando forma e funzione a seconda della fase in cui si trova la coppia.

Nella fase iniziale di valutazione e consapevolezza, la mindfulness viene introdotta come pratica di osservazione. I partner imparano a riconoscere cio’ che accade dentro di loro durante le interazioni, tensioni corporee, pensieri automatici, impulsi di evitamento, senza essere immediatamente trascinati da essi. Questo corrisponde a cio’ che la letteratura indica come decentramento cognitivo, la capacita’ di osservare i propri pensieri senza identificarsi con essi, che e’ uno dei meccanismi d’azione centrali della MBCT (Segal, Williams & Teasdale, 2013).

Nella fase di trattamento, la mindfulness assume una funzione di regolazione emotiva. I partner imparano a usare la consapevolezza come strumento per modulare l’attivazione emotiva e corporea, rimanendo presenti anche quando l’esperienza e’ difficile o carica di aspettative. Le pratiche di regolazione diadica, esercizi brevi di sintonizzazione che la coppia fa insieme, offrono un ponte tra pratica individuale e pratica condivisa.

Nelle fasi di integrazione e riunificazione, la mindfulness assume una funzione trasformativa. Non si tratta piu’ solo di osservare o regolare, ma di lasciare emergere qualcosa di nuovo, una relazione diversa con il piacere, con il corpo, con l’altro. Le pratiche di metta, la benevolenza amorevole, rivolte al partner, le pratiche di presenza condivisa nel silenzio, e la costruzione di rituali consapevoli portano la mindfulness fuori dalla stanza di terapia nella vita quotidiana della coppia.

Questo modello e’ coerente con cio’ che la ricerca indica come le condizioni in cui la mindfulness produce i benefici piu’ robusti, ossia quando e’ specificamente orientata alla sessualita’ e alle dinamiche relazionali (Leavitt et al., 2022), quando si svolge in un contesto terapeutico strutturato e non come semplice autogestione, e quando e’ integrata in un programma piu’ ampio che affronta anche i processi relazionali e comunicativi.

Conclusioni: la qualita’ dell’attenzione cambia la qualita’ del piacere

Alla fine di questo percorso attraverso la ricerca, e’ possibile trarre alcune conclusioni che vadano oltre il ‘ci vogliono piu’ studi’, pur mantenendo l’onesta’ intellettuale che la scienza richiede.

La mindfulness ha un contributo reale e documentato da offrire alla sessualita’ di coppia. Non e’ il contributo che la cultura pop le attribuisce, non ‘migliora le prestazioni’ o ‘risolve i problemi sessuali’ in modo diretto e immediato. Il suo contributo e’ piu’ sottile e, a mio avviso, piu’ profondo.

La mindfulness modifica il rapporto della persona con la propria esperienza. Riduce il peso del giudizio, allenta il controllo, aumenta la capacita’ di stare con cio’ che e’ presente senza fuggire o aggrapparsi. Nel contesto della sessualita’, questo si traduce in una riduzione dello spectatoring e dell’ansia da prestazione (Newcombe & Weaver, 2016), in un aumento della consapevolezza corporea e della concordanza tra eccitazione fisiologica e soggettiva (Brotto et al., 2012), e in una migliore regolazione emotiva che beneficia tutta la relazione di coppia (Ismaeilzadeh & Akbari, 2019; Ahmadzadeh et al., 2025).

La riduzione del distress sessuale e’ uno degli effetti piu’ stabili nel tempo (Kemerer et al., 2023), e questo da solo ha un valore clinico considerevole. Meno sofferenza legata alla sessualita’ significa piu’ spazio per la connessione, per la curiosita’, per il piacere. Non come obiettivo da raggiungere, ma come possibilita’ che si apre.

Il meccanismo teorico piu’ coerente con l’insieme dei dati, anche se ancora in attesa di una verifica empirica diretta, e’ il passaggio da un orientamento alla performance a un orientamento al piacere. La mindfulness non insegna a fare meglio. Insegna a essere piu’ presenti. E nel campo dell’eros, la presenza e’ tutto.

Le tradizioni contemplative lo sanno da secoli. Le neuroscienze lo stanno misurando. La clinica lo osserva ogni giorno. La qualita’ dell’esperienza erotica e’ profondamente, intimamente legata alla qualita’ dell’attenzione che portiamo a essa.

Non si tratta di aggiungere un’altra tecnica al repertorio. Si tratta di trasformare la postura fondamentale con cui si sta nell’esperienza. Meno controllo, piu’ apertura. Meno valutazione, piu’ presenza. Non ottenere qualcosa, ma creare le condizioni perche’ qualcosa possa emergere.

Per le coppie che lavorano su questi temi, questa non e’ solo una teoria. E’ un’esperienza concreta, graduale, a volte faticosa, sempre trasformativa.


Bibliografia:

  • Ahmadzadeh, H., Azadyekta, M., & Bagheri, F. (2025). The effectiveness of mindfulness-based sex therapy on sexual self-efficacy and sexual quality of life in couples. Journal of Assessment and Research in Applied Counseling. https://doi.org/10.61838/kman.jarac.7.1.8
  • Ahmadzadeh, H., Azadyekta, M., & Bagheri, F. (2025a). The effectiveness of mindfulness-based sex therapy on sexual aversion and sexual self-efficacy. KMAN Counseling and Psychology Nexus. https://doi.org/10.61838/kman.hp.psynexus.3.19
  • Ayena, O. O., & Olawoyin, A. A. (2026). Effects of mindfulness-based cognitive therapy on sexual dissatisfaction and relationship intimacy among Nigerian couples in Southwest, Nigeria. Federal University Gusau Faculty of Education Journal. https://doi.org/10.64348/zije.2026300
  • Brotto, L. A., Seal, B., & Rellini, A. (2012). Pilot study of a brief cognitive behavioral versus mindfulness-based intervention for women with sexual distress and a history of childhood sexual abuse. Journal of Sex & Marital Therapy. https://doi.org/10.1080/0092623X.2011.569636
  • Falzia, E., & Romeo, V. M. (2025). Sexual mindfulness and the libido of generativity: A psychoanalytic perspective on future-oriented desire and couple well-being. Sexes. https://doi.org/10.3390/sexes6040065
  • Goldmeier, D. (2018). From sexual desire discrepancies to desirable sex: Creating the optimal connection. Faculty Opinions. https://doi.org/10.3410/F.732142762.793545242
  • Ismaeilzadeh, N., & Akbari, B. (2019). Effectiveness of mindfulness-based cognitive therapy in sexual self-efficacy and marital satisfaction among couples with marital conflicts. Avicenna Journal of Neuro Psycho Physiology. https://doi.org/10.32592/ajnpp.2020.7.1.104
  • Jarvis, E., Huberman, J., & Rosen, N. O. (2025). Mindfulness and daily sexual function: A dyadic diary study. Journal of Sexual Medicine. https://doi.org/10.1093/jsxmed/qdaf167
  • Kemerer, B., Zdaniuk, B., Higano, C., et al. (2023). A randomized comparison of group mindfulness and group cognitive behavioral therapy vs control for couples after prostate cancer with sexual dysfunction. Journal of Sexual Medicine. https://doi.org/10.1093/jsxmed/qdac038
  • Kleinplatz, P. J., Paradis, N., Charest, M., et al. (2017). From sexual desire discrepancies to desirable sex: Creating the optimal connection. Journal of Sex & Marital Therapy. https://doi.org/10.1080/0092623X.2017.1405309
  • Leavitt, C. E., Allsop, D. B., Gurr, J. B., et al. (2022). A couples’ relationship education intervention examining sexual mindfulness and trait mindfulness. Sexual and Relationship Therapy. https://doi.org/10.1080/14681994.2021.2024802
  • Lin, C. Y., Potenza, M., Brostrom, A., et al. (2019). Mindfulness-based cognitive therapy for sexuality (MBCT-S) improves sexual functioning and intimacy among older women with epilepsy: A multicenter randomized controlled trial. Seizure. https://doi.org/10.1016/j.seizure.2019.10.010
  • Newcombe, B. C., & Weaver, A. D. (2016). Mindfulness, cognitive distraction, and sexual well-being in women. Canadian Journal of Human Sexuality. https://doi.org/10.3138/CJHS.252-A3
  • Rullo, J. E., Sood, R., Fokken, S. C., et al. (2021). Couples’ use of online stress management and resiliency training for sexual health concerns: A randomized controlled trial. Sexual Medicine. https://doi.org/10.1016/j.esxm.2021.100404
  • Segal, Z. V., Williams, J. M. G., & Teasdale, J. D. (2013). Mindfulness-based cognitive therapy for depression (2nd ed.). Guilford Press.
  • Stephenson, K. R., & Kerth, J. (2017). Effects of mindfulness-based therapies for female sexual dysfunction: A meta-analytic review. Journal of Sex Research. https://doi.org/10.1080/00224499.2017.1331199

Questo articolo è basato su una revisione sistematica della letteratura condotta su un ampio database di oltre 138 milioni di articoli scientifici. Le decine di studi inclusi nella sintesi sono stati selezionati attraverso criteri di screening che includevano tipo di studio, popolazione, outcome misurati e qualità metodologica. Per un approfondimento clinico sull’integrazione della mindfulness nella terapia sessuale e di coppia, è disponibile il manuale operativo “Terapia Sessuale e di Coppia Integrata con la Mindfulness” del Dr. Mauro Toffetti.

Lascia un commento