Differenze tra Mindfulness e Meditazione Buddhista Tradizionale: Origini e Applicazioni

Tra tradizione e modernità

La meditazione di mindfulness e la meditazione buddhista tradizionale sono spesso oggetto di confronto per via delle loro somiglianze, ma presentano anche caratteristiche distintive significative. La mindfulness, un approccio secolare derivato in gran parte dalla meditazione Vipassana buddhista, si concentra sullo sviluppo della consapevolezza del respiro, del corpo e della mente. Questa pratica è stata adattata per la gestione dello stress e per interventi psicologici, guadagnando popolarità come strumento per promuovere il benessere psicologico e ridurre lo stress (Otani, 2016; Cebolla et al., 2017). Tuttavia, la mindfulness manca della dimensione spirituale intrinseca alla meditazione buddhista, la quale mira a ridurre la sofferenza attraverso una comprensione profonda della natura impermanente del sé, utilizzando pratiche come Samatha (concentrazione) e Vipassana (intuizione) (F. Fabbro & Crescentini, 2017; Bianco et al., 2016).

Durante i miei studi sulla meditazione e sulla mindfulness, che porto avanti da circa 14 anni, ho osservato con dispiacere una crescente speculazione commerciale intorno al termine “mindfulness”. Questo fenomeno porta a un allontanamento dalla reale valenza della pratica, creando un numero significativo di operatori che non comprendono appieno la profondità e l’essenza della mindfulness. Questa distorsione rischia di svuotare la pratica del suo vero significato, riducendola a un semplice strumento meccanico supportato da un potente marketing per lo sfruttamento commerciale. Per questo motivo, ho deciso di scrivere questo articolo, al fine di provare a chiarire le differenze tra la mindfulness e la meditazione buddhista tradizionale e di sottolineare l’importanza di una comprensione autentica e rispettosa di queste pratiche.

Caratteristiche Distintive della Meditazione Buddhista

La meditazione buddhista tradizionale si articola principalmente in due pratiche: Samatha e Vipassana. Samatha, o meditazione di concentrazione, si concentra sullo sviluppo della tranquillità mentale attraverso la focalizzazione su un singolo oggetto o punto di attenzione. La Vipassana, o meditazione di intuizione, mira a sviluppare una comprensione profonda della realtà, riconoscendo l’impermanenza, la sofferenza e l’assenza di un sé permanente (Bianco et al., 2016).

Theravāda, Mahāyāna e Vajrayāna rappresentano tre grandi tradizioni del Buddhismo. I primi insegnamenti buddhisti sono contenuti nel canone Pāli, noto come Tripiṭaka. La tradizione Theravāda si distingue per due importanti tecniche meditative: Samatha e Vipassanā. Samatha, che significa “tranquillità”, si focalizza sullo sviluppo di stati di concentrazione chiamati Jhāna. Vipassanā, o meditazione di insight, utilizza un certo livello di tranquillità per coltivare la consapevolezza del momento presente, portando a una comprensione diretta dell’impermanenza degli eventi vissuti.

Le pratiche meditative del Buddhismo Theravāda includono una vasta gamma di approcci contemplativi sviluppatisi nel corso dei millenni all’interno della tradizione buddhista. Queste pratiche sono profondamente radicate negli insegnamenti di Siddhartha Gautama e mirano a promuovere stati profondi di consapevolezza, intuizione e compassione. Tra i principali metodi di meditazione del Buddhismo Theravāda si trovano Vipassanā, Mettā e Ānāpānasati.

La meditazione Vipassanā richiede un’attenzione profonda alla mente e al corpo, evitando attaccamenti e insoddisfazioni. Questa pratica si basa sui quattro fondamenti della consapevolezza (Satipaṭṭhāna), utilizzati per esplorare la vera natura dell’esistenza attraverso i concetti di impermanenza (Anicca), sofferenza o insoddisfazione (Dukkha) e assenza di un sé permanente (Anatta) di tutti i fenomeni condizionati (Saṅkhāra). I praticanti si concentrano sulla natura mutevole delle sensazioni, delle idee e delle emozioni per ottenere una comprensione più profonda della realtà. La storia della meditazione Vipassanā può essere ricondotta al momento dell’illuminazione, quando furono ottenute intuizioni significative sulla natura della sofferenza e sulla sua cessazione.

La Mindfulness come Approccio Secolare

Al contrario, la mindfulness, sebbene derivata dalla Vipassana, è stata adattata in un contesto secolare per essere utilizzata in programmi di riduzione dello stress e interventi psicologici, noti come Interventi Basati sulla Mindfulness (MBI). Questi programmi, come la Mindfulness-Based Stress Reduction (MBSR) e la Mindfulness-Based Cognitive Therapy (MBCT), mirano a migliorare il benessere psicologico, ridurre lo stress e trattare varie psicopatologie (Chiesa e Dwivedi, 2011). Gli MBI spesso combinano tecniche di meditazione senza una distinzione netta tra Samatha e Vipassana, concentrandosi invece sulla consapevolezza del momento presente e sulla modifica di cognizioni ed emozioni (Bianco et al., 2016).

Benefici e Applicazioni della Mindfulness

La ricerca ha dimostrato che le pratiche di mindfulness possono promuovere il benessere, la gentilezza e la compassione, in linea con gli obiettivi della psicologia positiva (Cebolla et al., 2017). Gli effetti neuropsicologici e clinici della mindfulness hanno contribuito alla sua crescente popolarità nella ricerca psicologica e negli interventi terapeutici (F. Fabbro & Crescentini, 2017). Tuttavia, è importante distinguere chiaramente tra mindfulness e meditazione buddhista tradizionale per evitare ambiguità e associazioni fuorvianti (M. B. Toro & Stefano Davide Bettera, 2021).

Impatti Culturali e Etici

L’integrazione della mindfulness nella psicologia occidentale ha sollevato questioni riguardanti l’appropriazione culturale e l’incomprensione degli insegnamenti tradizionali. Studi hanno evidenziato l’importanza del contesto culturale nella pratica della consapevolezza, sottolineando come la rimozione delle tecniche di mindfulness dai loro contesti sociali originali possa alterarne la natura e gli effetti (Hasenkamp, 2018; Monteiro, 2015; Le, 2017; Kirmayer, 2015). Questa estrazione può influenzare non solo l’efficacia delle pratiche, ma anche le dimensioni etiche e morali della meditazione buddhista.

Rischi e Considerazioni nell’Adattamento della Meditazione

Nonostante i benefici documentati, l’adattamento delle pratiche di meditazione buddhista negli interventi psicologici moderni comporta potenziali rischi psicologici. La rapida crescita degli MBI ha sollevato preoccupazioni riguardo alla possibile diluizione e incomprensione degli insegnamenti tradizionali, con implicazioni etiche significative (Compson, 2014; Nandarathana e Ranjan, 2024). Per mitigare questi rischi, è cruciale che i terapeuti abbiano una comprensione approfondita sia degli approcci orientali che occidentali alla consapevolezza (Nandarathana e Ranjan, 2024).

La meditazione di mindfulness e la meditazione buddhista tradizionale, sebbene condividano alcune tecniche e obiettivi, presentano differenze fondamentali nelle loro origini, applicazioni e dimensioni spirituali. La mindfulness, come pratica secolare, è stata efficacemente integrata nella psicologia occidentale per promuovere il benessere psicologico e ridurre lo stress. Tuttavia, è essenziale riconoscere e rispettare le radici culturali e filosofiche della meditazione buddhista per evitare l’appropriazione culturale e mantenere l’integrità delle pratiche tradizionali. La ricerca futura dovrebbe continuare a esplorare le distinzioni tra queste pratiche, valutando i benefici e i rischi associati alla loro integrazione nei contesti moderni, al fine di promuovere una comprensione completa e rispettosa delle diverse forme di meditazione.

Inoltre, è importante evitare che la pratica della mindfulness diventi un esercizio meccanico da parte degli operatori. Una comprensione superficiale e non autentica della mindfulness rischia di svuotare la pratica del suo vero significato, trasformandola in una mera tecnica priva della profondità necessaria per raggiungere i suoi obiettivi più elevati. Pertanto, formatori e praticanti devono impegnarsi a mantenere un approccio consapevole e rispettoso, che onori le radici profonde della mindfulness e ne preservi l’integrità e l’efficacia.

Mauro Toffetti

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Bibliografia:

Fabbro, F., & Crescentini, C. (2017). La meditazione orientata alla mindfulness (MOM) nella ricerca psicologica. Ricerche di Psicologia, (2016/4).

Cebolla, A., Enrique, A., Alvear, D., Soler, J., & García-Campayo, J. (2017). Psicología positiva contemplativa: integrando mindfulness en la psicología positiva. Papeles del psicólogo, 38(1), 12-18.

Shonin, E., Van Gordon, W., & Griffiths, M. D. (2014). Are there risks associated with using mindfulness for the treatment of psychopathology?. Clinical Practice, 11(4), 389-392.

Compson, J. (2014). Meditation, trauma and suffering in silence: Raising questions about how meditation is taught and practiced in Western contexts in the light of a contemporary trauma resiliency model. Contemporary Buddhism, 15(2), 274-297.

Nandarathana, R. N., & Ranjan, J. K. (2024). The Application of Theravāda Buddhist Meditation Practices and Techniques in Mindfulness-Based Interventions. Vidyodaya Journal of Humanities and Social Sciences, 9(01).

Nandarathana, R. N., & Ranjan, J. K. (2024). The Application of Theravāda Buddhist Meditation Practices and Techniques in Mindfulness-Based Interventions. Vidyodaya Journal of Humanities and Social Sciences, 9(01).

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