Nei giorni scorsi ho volontariamente assunto il ruolo della vittima in un’esercitazione di Protezione Civile, nell’ambito di una simulazione di Maxi Emergenza. Questa esperienza mi ha permesso di comprendere ancora meglio l’importanza di considerare l’angoscia e le reazioni emotive delle persone coinvolte in situazioni di crisi e emergenza.

Mentre partecipavo alla simulazione, i pensieri non potevano fare a meno di correre verso le vittime delle attuali guerre in Ucraina e nel Medio Oriente. Questo contesto mi ha fatto riflettere non solo sulla mia esperienza temporanea come vittima simulata ma anche sulla sofferenza fisica e psicologica che migliaia di persone stanno affrontando in conflitti reali in tutto il mondo.
Durante l’esercitazione, ho potuto sperimentare in prima persona come l’angoscia possa manifestarsi in un contesto di emergenza. Essere nel ruolo della vittima mi ha permesso di percepire la sensazione di vulnerabilità e paura che molte persone affrontano quando si trovano di fronte a eventi catastrofici come terremoti, alluvioni o situazioni di emergenza dovute al terrorismo. Ho vissuto l’angoscia come una reazione istintiva, un mix di paura, ansia diffusa, incertezza e stress che può rendere difficile mantenere la calma e prendere decisioni razionali.
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Nel contesto della completa realizzazione dell’individuo, è essenziale esaminare l’espressione dell’angoscia, una delle emozioni più profondamente radicate nell’essere umano, secondo Rollo May. Questo concetto di angoscia può essere esteso anche alla situazione di individui colpiti da eventi gravi o di emergenza, come terremoti, alluvioni, atti di terrorismo o situazioni di guerra. In tali circostanze, l’angoscia può diventare una componente significativa dell’esperienza umana.
Nel pensiero di Kierkegaard (filosofo danese), l’angoscia è considerata un elemento inevitabile della condizione umana, che si manifesta in diverse forme. Quando si applica questo concetto all’esperienza delle vittime di eventi gravi, diventa evidente che queste situazioni possono portare a un aumento significativo dell’angoscia. Gli individui colpiti da tali eventi possono sentirsi sopraffatti.
Possiamo considerare due forme di angoscia nelle vittime di eventi gravi, in attesa di estrazione dalla zona del disastro. L’angoscia “normale” che può essere vista come una reazione naturale a una situazione estrema, una reazione che può aiutare le persone a mantenere un rapporto costruttivo con la realtà (con le giuste capacità di coping); che può essere un motore per cercare soluzioni e aiutarci a superare le difficoltà.
L’altra angoscia, è l’angoscia “patologica,” (intensa e bloccante) che rappresenta una forma più estrema di disagio psicologico che può sopprimere la vitalità delle persone colpite e compromettere la loro capacità di pensare in modo razionale, di affrontare la situazione con intenzionalità e di interagire con il mondo circostante in modo costruttivo (sequestro emotivo). In situazioni di emergenza, le persone possono essere vulnerabili a questo tipo di angoscia patologica, che richiede attenzione e supporto psicologico in fase di soccorso e d’intervento e nella fase di post intervento.
Quindi, l’angoscia è un elemento cruciale da considerare non solo nella completa realizzazione dell’individuo, ma anche nell’esperienza delle vittime di eventi gravi o di emergenza, dove può essere una forza motivante ma anche una sfida da affrontare. La comprensione di queste dinamiche può essere fondamentale per fornire il supporto adeguato a coloro che si trovano in tali situazioni difficili.
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Nello specifico, nel mio ruolo di vittima durante la simulazione (role-playing), ho trascorso circa 2 ore e 30 minuti prima di essere “estratto” dal “cantiere” dell’evento. Questo periodo di tempo ha fornito un’esperienza molto intensa e significativa, poiché ho potuto sperimentare in modo più profondo il concetto di angoscia in una situazione di emergenza simulata.
Indubbiamente, la simulazione, basata sul role-playing, è stata progettata in modo da riflettere la realtà il più fedelmente possibile in ogni fase dell’attivazione sullo scenario. Questo approccio mirava a testare e valutare in maniera approfondita l’organizzazione e l’interazione tra le diverse funzioni coinvolte. La simulazione ha coinvolto sia il team della Protezione Civile, che rappresentava la parte civile coinvolta nell’evento simulato, sia il personale della Funzione 2 – Sanità, che erano i soccorritori impegnati sul campo con l’intervento dei colleghi di SIPEM SoS Lombardia, Società Italiana Psicologia dell’Emergenza.

Quello che ho portato a casa da questa esperienza è una chiara comprensione dell’importanza di prestare un’attenzione elevata alla salute psicologica delle vittime, e questo deve essere una priorità per tutte le funzioni di soccorso coinvolte in situazioni di emergenza. Questo aspetto deve essere trattato con la stessa serietà e competenza con cui affrontiamo le ferite fisiche e le esigenze mediche delle vittime.
La simulazione mi ha fatto riflettere sulla complessità delle reazioni emotive delle vittime in situazioni di emergenza, inclusa l’angoscia, e su come queste reazioni possano avere un impatto duraturo sulla salute mentale delle persone coinvolte.
Quest’esperienza mi ha spinto a considerare che la formazione in campo di salute mentale dovrebbe diventare un elemento essenziale per tutti gli operatori di soccorso, in modo che siano adeguatamente preparati a gestire non solo le lesioni fisiche ma anche le necessità emotive delle vittime. Questo livello di attenzione e competenza nella salute mentale dovrebbe essere integrato in modo sistematico nelle procedure di emergenza e nei protocolli di risposta.
Sono profondamente grato per l’opportunità che mi è stata offerta di partecipare a questa esperienza di simulazione basata sul role-playing e riflettere sulla salute mentale delle vittime in situazioni di emergenza. Vorrei esprimere il mio sincero apprezzamento a tutte le persone coinvolte in questa simulazione, che hanno contribuito a rendere l’esperienza significativa e istruttiva.
Mauro Toffetti
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Bibliografia:
MAY, Rollo Ed. Existential psychology. 1961.
SÖDERQUIST, K. Brian. Kierkegaard and Existentialism: From Anxiety to Autonomy. A companion to Kierkegaard, 2015, 81-95.
ROLLO, May. Psicologia esistenziale, saggi di G. Allport, H. Feifel, A. Maslow, C. Rogers. Astrolabio, Roma, 1970.
ZULIANI, Antonio. Azioni e reazioni nell’emergenza. Tutto quello che si deve sapere sui comportamenti umani per costruire un piano di emergenza. EPC editore, Roma (in Italian), 2017.
ZULIANI, Antonio. Manuale di Psicologia dell’Emergenza. MAGGIOLI editore, Rimini, 2007.


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