Nel dibattito sul sistema di giustizia minorile in atto, un tema di particolare rilevanza riguarda i minori che commettono reati gravi, come l’omicidio. È un argomento complesso che solleva interrogativi importanti riguardo alle dinamiche sociali, familiari e educative. Per comprendere appieno questo problema, è essenziale esaminare le cause profonde che portano un minore a compiere tali atti e considerare le mancanze nelle istituzioni che dovrebbero proteggerli e guidarli.
È cruciale chiedersi: come è possibile che un giovane possa arrivare a commettere un omicidio? Questo atto estremo spesso è il risultato di una serie di fattori complessi che convergono. In primo luogo, le mancanze all’interno delle famiglie giocano un ruolo significativo. I minori che commettono reati gravi spesso provengono da famiglie disfunzionali o instabili, dove possono essere vittime di abusi, trascuratezza o mancanza di affetto grave (trauma). Queste esperienze traumatiche possono influenzare profondamente il loro sviluppo psicologico.
Il sistema educativo ha un ruolo importante. La scuola dovrebbe essere un luogo in cui i giovani ricevono non solo istruzione, ma anche sostegno emotivo e occasioni per sviluppare competenze sociali. Tuttavia, le mancanze nel sistema scolastico, come la mancanza di insegnanti preparati a gestire comportamenti problematici o l’assenza di programmi di sostegno per studenti in difficoltà, possono contribuire al disagio e alla devianza.
Infine, le istituzioni sociali svolgono un ruolo essenziale. Spesso, i minori che commettono reati gravi provengono da quartieri caratterizzati da un alto degrado e abbandono sociale. In queste aree, la mancanza di opportunità, modelli positivi e servizi adeguati può spingere i giovani verso ambienti in cui sono esposti a modelli negativi o criminali.
La sfida dei minori coinvolti in reati gravi richiede un approccio sistemico e interdisciplinare. È fondamentale esaminare le radici profonde di tali comportamenti attraverso una prospettiva multidisciplinare, coinvolgendo psicologi, assistenti sociali, educatori e politica attiva.
Per affrontare con successo questa complessa problematica, è essenziale affrontare le lacune non solo nelle famiglie, nelle scuole e nelle istituzioni, ma soprattutto coordinare gli sforzi tra queste diverse sfere di presidio ed intervento. Questo approccio integrato mira a fornire ai giovani una via d’uscita positiva attraverso un insieme di interventi che comprendono non solo rieducazione e riabilitazione, ma anche una forte enfasi sulla prevenzione.
La psico-educazione emotiva emerge come un elemento cruciale all’interno dell’approccio sistemico e interdisciplinare per affrontare la sfida dei minori coinvolti in reati gravi. Questa componente aggiuntiva enfatizza l’importanza di fornire ai giovani gli strumenti necessari per comprendere ed esprimere le proprie emozioni in modo sano ed efficace. La psico-educazione emotiva è intrinseca alla prevenzione, poiché mira a intervenire prima che i problemi si manifestino in comportamenti devianti.
Incorporare la psico-educazione emotiva nei programmi di prevenzione significa educare i giovani su come riconoscere, comprendere e gestire le proprie emozioni. Questo può contribuire a ridurre la vulnerabilità dei minori ai fattori di rischio che li portano a commettere reati gravi. Quando i giovani acquisiscono competenze emotive, sono più in grado di affrontare situazioni di stress, conflitto e frustrazione in modo costruttivo, riducendo così la probabilità di reazioni violente o illegali.
Nel complesso scenario dei minori coinvolti in reati gravi, emerge con chiarezza l’assenza di modelli positivi a cui ispirarsi. Questa mancanza cruciale, spesso radicata in ambienti di alto degrado e abbandono sociale, crea un vuoto che può essere riempito da influenze negative o criminali.
Inoltre, si riscontra una carenza familiare profonda, in cui le dinamiche familiari disfunzionali o instabili spesso contribuiscono a mettere i giovani in situazioni di vulnerabilità. Le famiglie dovrebbero essere un punto di riferimento sicuro per i minori, ma quando queste mancano, il rischio di devianza aumenta notevolmente.
Anche il sistema educativo non è immune da problematiche, evidenziando una carenza educativa della scuola. È fondamentale che la scuola non sia solo un luogo di apprendimento accademico, ma anche uno spazio in cui i giovani ricevono supporto emotivo e competenze sociali. Tuttavia, la mancanza di programmi di sostegno per studenti in difficoltà o insegnanti preparati a gestire comportamenti problematici può contribuire al disagio e alla devianza giovanile.
Da un punto di vista più ampio, le assenza delle istituzioni sociali, come i consultori di ascolto, rappresenta un’altra lacuna critica. Questi servizi potrebbero svolgere un ruolo fondamentale nel fornire supporto e orientamento ai giovani in difficoltà, ma spesso sono sottoutilizzati o inaccessibili.
Inoltre, va notato l’assenza delle istituzioni e il presidio delle forze dell’ordine, che potrebbero contribuire a creare comunità più sicure e a impedire che i giovani scivolino nell’illegalità. La presenza attiva delle forze dell’ordine può dissuadere i comportamenti criminali e promuovere un senso di sicurezza nella comunità.
Infine, l’assenza assoluta delle istituzioni politiche nell’affrontare questa questione è un punto di grande preoccupazione. Le politiche pubbliche e gli investimenti nelle comunità a rischio possono svolgere un ruolo fondamentale nella prevenzione dei reati minorili gravi, ma spesso vengono trascurati o non sufficientemente attuati.
In conclusione, il problema dei minori coinvolti in reati gravi è intrinsecamente legato a una serie di assenze e carenze nelle diverse istituzioni e sfere della società. Affrontare questa sfida richiede un impegno congiunto e un approccio sistemico che affronti e corregga e riprogetti queste mancanze per creare un ambiente più favorevole alla crescita sana e al benessere dei giovani.
Mauro Toffetti


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